#INSIEME

ELISA BESSEGA E LEONARDO PANIZZA

Viaggiatori e fotografi

ho vissuto gli ultimi mesi a vagare...
nel bosco dietro casa, spesso, senza meta (leonardo)
più nella mia mente che fuori, chiusa in un bilocale (elisa)

4 Maggio 2020 / Leonardo
Oggi si può uscire, con le mascherine, a distanza, ma si può uscire.

Ho vissuto gli ultimi mesi a vagare nel bosco dietro casa, sempre incerto sulla distanza consentita oltre la quale avrebbero potuto multarmi. Spesso, senza meta, mi imbattevo in una parete con vecchi chiodi che non avevo mai notato e mi dicevo, appena si potrà tornerò con corda e imbrago.

Un’esplorazione dei confini più vicini che non avevo mai intrapreso in modo così approfondito.

Nei pressi dell’abitazione ho scoperto alberi cavi dove cerbiatti curiosi sostano ad abbeverarsi quotidianamente e mi sono reso conto di quanto quella natura selvaggia, che cercavo spesso in cime solitarie, fosse vicina
E mentre raccoglievo tarassaco e fiori di acacia tra le vigne, Elisa mi raccontava della sua difficoltà di muoversi in città e della frustrazione di non trovare un solo centimetro d’erba durante le brevi corse intorno all’isolato; ma anche di uno strano senso di quiete legato a questi nuovi ritmi così rallentati.
In questi giorni in cui dal giardino guardo le montagne che mi stanno attorno, distanti, fuggo con la mente in quei luoghi che troppo spesso ho trovato affollati e che io stesso contribuivo ad affollare, le Pale di San Martino, il Campanil Basso, le Torri del Sella, le mete scialpinistiche a passo San Pellegrino, i canali del Grostè e mi immagino quanta neve non tracciata ci sia. Quanto il silenzio totale possa fare del bene a queste montagne, dare loro un po' di respiro, perché in fondo noi non siamo molto differenti dal virus, sempre pronti a contaminare i loro polmoni, con l'unica differenza che portiamo caschetti invece che corone.

4 maggio 2020 / Elisa
Oggi si può uscire, con le mascherine, a distanza, ma si può uscire.

Ho vissuto gli ultimi mesi a vagare più nella mia mente che fuori, chiusa in un minuscolo bilocale in centro città con la sola compagnia di un gatto, sempre incerta sul tipo di attività consentita per trovare una minima occasione di sfogo fuori dalle quattro mura.

Un’esplorazione dei confini più vicini che non avevo mai intrapreso in modo così approfondito.

Nei pressi dell’abitazione ho incontrato fontanelle pubbliche alle quali non avevo mai fatto caso, fissavo i riflessi del sole nell’acqua limpida e in un secondo mi trovavo sulla sponda di un torrente, attimi di contemplazione del movimento ipnotico delle foglie sulla superficie buoni a darmi energia per il resto della giornata.
E mentre ammiravo la tenacia dei fiori di tarassaco cresciuti nelle pieghe del cemento poco battuto dei marciapiedi deserti, Leonardo mi raccontava della nuova casa ai confini del bosco, del pollaio, dell’orto e della scoperta di tutto ciò che non aveva mai avuto nemmeno il tempo di pensare di poter fare.
Il più essenziale e primordiale istinto di movimento e di libertà, quella pulsione spesso sopita, priva di sovrastrutture sociali, politiche o economiche e legata al mero rapporto con il proprio corpo attraverso il contatto con l’ambiente - una delle caratteristiche più intime di ogni essere, non solo umano, e che nessuno dei comfort domestici di un mondo iper-connesso riesce a compensare - quello sono orgogliosa di non averlo messo da parte del tutto e con altrettanta facilità. Se a definirci è anche lo spazio vuoto che lasciano le rinunce a cui ci ha obbligato il lockdown, sono contenta che il mio abbia questa forma.

Oggi si può uscire, con le mascherine, a distanza, ma si può uscire. E ci si può anche muovere partendo da casa con i propri mezzi, a piedi o in bici. Sembra una nuova sfida pensata su misura per farci rallentare, farci rivalutare il nostro impatto sulla montagna osservando le dimensioni del vuoto che abbiamo lasciato in soli due mesi di assenza. Un invito a capire che quello che cerchiamo non si trova sempre al di là della prossima cima e si può forse trovare molto prima: scopriremo qualche forma di wilderness anche partendo da casa nostra?

Elisa e Leonardo

#torniamoacamminare;  #backtowalk;  #insieme


Elisa Bessega e Leonardo Panizza 
Elisa è alpinista e fotografa, vive cercando di passare il maggior tempo possibile a contatto con la natura e porta con sé in montagna la sua passione per l’autoproduzione ed il pensiero zero waste.
Leonardo, unisce l’amore per la montagna a quello per la scrittura facendosi ispirare dal territorio Trentino. Psicologo, lavora come educatore e partecipa a gruppi di montagnaterapia.

Elisa / @umeshoku www.instagram.com/umeshoku
Leonardo / @zerodati www.instagram.com/zerodati


Le nostre calzature
Per le nostre escursioni indossiamo le AKU Trekker Lite III GTX, perfette per sostenere zaini non proprio leggeri e per camminare più giorni con il massimo confort su sentieri molto sconnessi.




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