LA TAIGA MISTICA

Helle Holsen & Uri Golman

APPUNTI DALLA FORESTA

La taiga mistica

Possiamo veramente perderci nella taiga Finlandese? Questa è una domanda che ci siamo posti più volte prima di iniziare la missione affidataci da National Geographic Nordic. La domanda può sembrare quasi stupida, ad un estraneo, ma se si osserva attentamente la mappa ci si accorge che i finlandesi dispongono di un territorio di circa 23.000.000 di ettari di foreste, costituite da conifere e betulle, la maggior parte delle quali crescono e si sviluppano in zone lacustri, formatesi dopo l'ultima glaciazione. Ora tutto vi sarà più chiaro. Allo stesso tempo, questa foresta boreale fa parte di un'immensa fascia forestale che attraversa l'intero emisfero Nord ed è un'importante sorgente di ossigeno per il nostro pianeta. Il nostro compito era semplicemente quello di fotografare la realtà della taiga finlandese, la stupenda foresta e la fauna che la abita. Qualcosa che in effetti è più facile a dirsi che a farsi... E sì, ci si può effettivamente perdere nella taiga, ma su questo argomento ci ritorneremo più tardi.

Un mondo di alberi

È sorprendente vedere la Finlandia dall'alto. La maggior parte del paese è ricoperta da un’immensa foresta boreale costituita da pini, abeti e betulle. Dall'alto tutto sembra come una sorta di broccolo romano con una infinità di sfumature di verde. Questa è la vera taiga e la sua posizione geografica è localizzata tra la brulla tundra del nord e la foresta più temperata del sud. Il sottile strato di terreno sul quale crescono gli imponenti alberi, consiste principalmente di sottili strati di torba e di uno strato di terreno permanentemente ghiacciato. In alcune zone lo strato ghiacciato si alterna ad un sotto strato roccioso, che crea uno strato impermeabile naturale. Queste barriere naturali creano le magiche e leggendarie paludi della Finlandia, sparse su tutta la taiga. Guardando dall'alto l'intervallarsi dei laghi, delle paludi e delle foreste, ci si rende conto che questi habitat potrebbero richiamare alla mente i mitici paesaggi descritti nei libri di Tolkien. Nel suolo della foresta troviamo vecchi tronchi, rocce coperte di muschio e funghi che crescono ovunque. Vecchi licheni verdi e grigi pendono sinistramente dalle conifere, come le lunghe barbe degli anziani. Nota positiva è che queste “barbe” fanno capire che l'habitat in cui crescono è saturo di aria pulita, ambiente vitale e necessario per la loro sopravvivenza. Un altro lichene, dal colore rosso come il sangue, avvolge grandi rocce creando un suggestivo stacco dal verde circostante. Alla fine dell'estate, il suolo di questo immacolato habitat si ricopre di frutti di bosco, il cibo preferito dell'orso bruno europeo. La taiga è inoltre il luogo dove abita il mitico e sfuggente ghiottone, il lupo e l'affascinante gallo cedrone. Il maestoso allocco della Lapponia abita invece sulle cime dei pini più alti e troviamo anche il più grande mammifero appartenente alla famiglia dei cervi, l’alce, che girovaga libera nei boschi.

16 ore in un piccolo e umido rifugio

Immaginate una piccola valle con pareti rocciose scoscese coperte di muschio e una cresta fiancheggiata da vecchi abeti. Nel fondo della valle preistoriche felci coprono un piccolo ruscello e tutto sembra così antico, che non ci sarebbe da stupirsi se si vedesse passare incurante un piccolo dinosauro. Immagine, tutto sommato, molto romantica. Ora però immaginatevi questo: siete in due ad occupare un umido box, costruito per ospitare una sola persona. È stato collocato al centro del ruscello e letteralmente migliaia di zanzare vi entrano ed attaccano ogni centimetro quadrato della vostra pelle, che inconsapevolmente è rimasta scoperta. Dopo solo un’ora vi duole tutto il corpo da morire e siete seduti lì, consapevoli che non potrete andarvene se non prima di altre quindici ore. Questi eravamo noi, speranzosi di poter immortalare lo scatto perfetto di un orso bruno nel suo ambiente primordiale.
Dopo sei ore lo stridulo richiamo di un corvo imperiale satura l'aria. Sappiamo che l'orso è arrivato. Un ramo si spezza ed il nostro cuore si blocca per un secondo. I nostri sguardi sono fissi sul crinale: inizialmente non vediamo nulla, ma poi un impercettibile movimento ci fa capire la sua esatta posizione. Vediamo il maestoso orso mentre si mostra di profilo poco sopra a noi. Tratteniamo il respiro mentre si avvicina. L'unica cosa che si ode è il rumore dell’otturatore delle nostre fotocamere. Riuscire a scattare la foto perfetta è il nostro obiettivo. Tutti i fattori volgono a nostro favore, quasi per incanto. Luce perfetta e posizione perfetta sono a nostro vantaggio. Il carisma e la maestosità circondano l’animale. Abbiamo provato un senso di sintonia con l’orso bruno, trovandoci al suo cospetto. Nell'istante in cui l'orso guardò direttamente verso la macchina fotografica, sembrava che fossimo riusciti ad entrare nella sua mente e che potessimo vedere in lui l'essenza della taiga. Entrambi euforici abbiamo smesso di scattare foto per alcuni minuti, gustando con lo sguardo ogni attimo della lenta scomparsa dell'orso attraverso le felci, nel suo regno verdeggiante. Dopo questo incontro non sentivamo più i dolori ai muscoli e nemmeno l'umidità nel rifugio. Tutto era pura estasi. Entrambi ci siamo addormentati con la consapevolezza di avere il materiale richiesto e che, persino in Europa, esiste ancora una natura incontaminata.

Perdersi nella Taiga

Gli imponenti e scuri alberi ci circondavano; tetre nubi grigie nascondevano il sole, che dà vita a tutto. Ci eravamo addentrati nella foresta per cercare di coglierne il misticismo, ma ad un certo punto avevamo perso il nostro sentiero. Ci siamo persi o, per mantenere intatto il nostro orgoglio, non sapevamo momentaneamente dove eravamo. Non abbiamo, di solito, problemi di orientamento nella natura, ma la foresta è un luogo dove orientarsi è difficile. Quando non vi è la luce del sole non si hanno molti punti di riferimento da utilizzare per orientarsi e avevamo lasciato a casa il nostro GPS. Sapevamo che se ci fossimo diretti ad est, saremmo giunti al confine tra la Finlandia e la Russia. Da lì potevamo continuare a dirigerci verso nord fino a trovare un sentiero che ci riportasse a casa. Ma quando ci siamo chiesti dove fosse l'oriente, entrambi abbiamo indicato in direzioni completamente diverse. Decisamente imbarazzante da ammettere, ci siamo quindi affidati ai nostri smartphone, dotati per fortuna di una bussola. Fortunatamente i telefoni erano entrambi dello stesso parere. Non ho dubbi nell'affermare che perdersi fu una sensazione fantastica! A questo punto della nostra esperienza in Finlandia ci siamo resi conto di quanto piccolo e vulnerabile sia l'essere umano a confronto con il regno di Madre Natura. In verità questa prova ci ha molto entusiasmato e perderci diventò la nostra sfida da superare. Dopo due ore di cammino su percorsi paludosi ci apparve finalmente il primo palo segnaletico marchiato di giallo ad indicare il confine. Il sentiero da seguire fu tutt'altro che semplice. Dapprima abbiamo dovuto attraversare una piccola palude, dove, al tempo della guerra fredda, le guardie di confine facevano la ronda. Il vecchio ponte era marcio e malconcio, così abbiamo dovuto costruirne uno improvvisato con il materiale che ne restava. Eravamo euforici per il progetto, come possono esserlo i bambini quando gli viene affidato un compito importante. Era spassoso e spaventoso allo stesso tempo. Posizionando travi e tavole di legno in modo completamente precario, aiutandoci con i soli treppiedi per non perdere l'equilibrio, ci siamo resi conto che se fossimo caduti avremmo distrutto tutta l'attrezzatura fotografica. Ma fortunatamente tutto filò liscio e tre ore più tardi raggiungemmo l’auto, incolumi. Eravamo molto felici e rinvigoriti per la lunga camminata in quella fantastica foresta, augurandoci che nessuno si perda al suo interno. Sentirsi umili di fronte alla natura è stata una sensazione sorprendente.

In volo nella foschia della taiga

Il sommesso rumore del motore del Cessna Skyhawk II è accompagnato dal veloce click prodotto dagli otturatori dei nostri obbiettivi. Siamo in totale balia delle nostre emozioni mentre il paesaggio sottostante si rivela lentamente. La foschia della notte perde il suo aspetto inquietante ed ora va celando la taiga come in un incantesimo magico. Pekka, il nostro pilota, non parla una parola di inglese, ma sorride in modo evidente ascoltando le nostre reazioni positive e allibite. I “Wow” non necessitano di traduzioni nelle cuffie. Siamo nel bel mezzo della stagione “ruska”, come viene definita dai finlandesi, quel momento in cui i colori dell'autunno prendono piede. Abbiamo scelto questo periodo accuratamente e la foresta ci dà pieno spettacolo in tutte le sue sfumature, uniche nel suo genere. Dall'alto la visione di tutto questo sembra paragonabile al libro da colorare di un famoso artista e gli alberi si presentano in tutte le tonalità di verde, giallo all'arancio, fino al rosso. Serpeggianti linee d'acqua delineano la surreale distesa e l'unico modo per cogliere al meglio questa visione è farlo dall'alto. Per quanto riguarda il lavoro fotografico, quella aerea è stata la parte più semplice, tutto è stato un insieme di coscienziosa pianificazione e tanta fortuna. Abbiamo passato un'intera settimana immersi in questa stupenda foresta, accampandoci nella nostra tenda, cucinando verdure fritte e fantastiche bistecche di renna, il tutto sui nostri fornellini da campeggio “trangia”. Le zanzare se ne erano andate e ci sentivamo quasi in paradiso. Volando la mattina e camminando o guidando nella foresta nel pomeriggio e all'imbrunire. È stata un’esperienza unica che ci ha dato modo di comprendere quanto la taiga sia estesa. È in assoluto la foresta più selvaggia e bella in Europa.

Riflessioni sui viaggi nella taiga

Alla taiga del nord o alla foresta boreale della Finlandia non manca nulla che non si possa riscontrare in un luogo magico. È un posto dove si può facilmente scomparire in tutta la sua vasta bellezza o al di fuori di qualsiasi percorso. Qui il tempo si ferma. La Finlandia ci ha stravolto e ci mancano il silenzioso abbraccio degli abeti e l'aria pulita della foresta, che pervadeva e riempiva i nostri polmoni. La foresta boreale è un prezioso pozzo di carbonio e produce grosse quantità di ossigeno, vitale per il nostro pianeta. Ma la taiga non è soltanto utile al genere umano; migliaia di sfuggevoli animali vivono nella foresta, la loro casa, e gli alberi sono il loro unico, ed ultimo, rifugio da un mondo che è in continuo cambiamento. Se noi umani comprendessimo ciò, potremmo essere in grado di salvare, preservare e lasciare immacolata la taiga.

Dietro le quinte

Come fotografi, siamo stati a lungo colpiti dalla magia presente nell'emisfero settentrionale e per questo motivo abbiamo proposto al direttore del National Geographic Nordic una storia sulla taiga. Potrete immaginare come il nostro cuore abbia iniziato a battere forte di gioia nel sentire che, a seguito di una telefonata, la rivista aveva accettato di pubblicare la storia. Abbiamo subito iniziato ad ipotizzare su come avremmo fatto ad ottenere gli scatti necessari. Istintivamente abbiamo deciso che avremmo affrontato l'esperienza della taiga in vecchio stile, immergendoci completamente nella natura e vivendo in una tenda in mezzo alla foresta. Abbiamo deciso inoltre che avremmo visitato la Finlandia in tre diverse stagioni, così da poter avere una visione più esaustiva sul contesto. Fortunatamente avevamo già dei contatti con dei locali, che sentono queste zone come il loro territorio natale. Abbiamo contattato Kari e Jani, studiosi del Boreal Wildlife Centre, molto preparati su quanto riguarda la fauna selvatica, e Jari del Kuusamo Tourism che ci ha dato ottimi suggerimenti su alcune delle zone più belle della Finlandia.
Risolti i dubbi sui luoghi da visitare, ci siamo focalizzati sul materiale necessario. Ovviamente ci serviva tutta l'attrezzatura fotografica, quali i corpi delle Canon con una completa gamma di obbiettivi dal EF 180mm Macro al nuovissimo grandangolo EF 11-24mm, alla “bestia” telescopica del 600mm. Tutto ciò aggiungeva circa 15 kg di attrezzatura a persona, sistemata nei nostri zaini Bergen, che avevamo appositamente adattato per renderli adatti al trasporto di materiale fotografico, calcolando ovviamente lo spazio extra per le cose personali e da campeggio. Abbiamo deciso di portare con noi solo il minimo indispensabile, come abbigliamento per le diverse stagioni. Ad ogni viaggio avevamo solo due set completi per vestirci: uno da utilizzare e uno come cambio nel caso in cui ci fossimo veramente sporcati. Avevamo optato per abiti leggeri di peso, da mettere nello zaino Bergen, che eravamo già abituati ad utilizzare nella vita di tutti i giorni, dato che si erano rivelati esser il vestiario più resistente, calcolato il lavoro che facciamo. Per la spedizione estiva avevamo portato la nostra canoa pieghevole Ally, così da poter navigare fiumi e laghi, mentre per il primo viaggio invernale le priorità erano la biancheria in lana e i piumini. Spostandoci con così tanta attrezzatura attraverso le foreste, dove il terreno passa da fango a paludi, da neve a roccia, avevamo bisogno di calzature resistenti e comode: le AKU JAGER HIGH GTX. Questo scarponcino in pelle è incredibilmente comodo e paragonato ad uno stivale in gomma è insuperabile. La sua linguetta è infatti collegata al gambale in modo tale che non vi sia possibilità alcuna all'acqua di entrarvi, a prescindere da quello che state facendo.

Il progetto 

WILD è un progetto di salvaguardia che mira a raccontare la storia degli ultimi luoghi ancora disabitati sulla terra. Nei successivi quattro anni, i fotografi ed esploratori Helle Olsen e Uri Golman, viaggeranno sull'intero globo, nei sette continenti, per documentare in un libro ed in una mostra fotografica questi luoghi selvaggi. Il tutto per ispirare i grandi leader mondiali e l'opinione pubblica ad avere più cura delle ultime riserve naturali esistenti. Helle e Uri lavoreranno in più di quindici diverse location e le loro foto e storie saranno pubblicate passo passo durante il loro cammino. Le prime due opere, la foresta boreale in Finlandia e sul parco più grande del mondo in Groenlandia, verranno pubblicate dal Nordic National Geographic nel 2016.
AKU Trekking & Outdoor Footwear e i fotografi Helle Olsen e Uri Golman hanno deciso collaborare in questo progetto, entrambi interessati a raccontare la bellezza dei luoghi selvaggi. AKU inoltre fornirà ad Helle e Uri le calzature adatte alle diverse spedizioni.

I fotografi

Helle e Uri hanno un forte connessione con la natura. Uri ha sempre cercato l'avventura ed oggi è un affermato fotografo naturalista. È membro della International League of Conservation Photographers e ambasciatore Canon in Danimarca per il suo lavoro di documentazione. Helle lavora come fotografa naturalista con un diploma di laurea in archeologia del Medio Oriente e una formazione da ranger in Africa. Per quindici anni ha lavorato in tutti i sette continenti come guida ed oggi è membro del Women's Adventure Club e fotografo a pieno diritto. Insieme dedicano la loro vita all'avventura e alla salvaguardia del pianeta.

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