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La febbre d’alpeggio

— 11 marzo 2014 | di Pia Kommer

E ogni primavera, quando il sole illuminerà le cime e scioglierà la neve, mi sentirò addosso la febbre d’alpeggio.

Lo sanno tutti: il bagaglio e l’organizzazione sono le maggiori sfide per un viaggio insolito. E’ proprio quello che ho dovuto affrontare nella primavera del 2012, quando ho deciso di tuffarmi, insieme a mia figlia di quattro anni, in un nuovo mondo, quello del pastore e del casaro alpino.

Per i prossimi mesi la nostra casa sarà un rifugio a 1500 metri di quota nell’Oberland Bernese (Alpi Svizzere). E’ lì che voglio passare tutta l’estate con mia figlia e imparare come fare il formaggio, il burro e vivere una vita semplice. Così anche mia figlia potrà trascorrere un’estate speciale, nella natura e in armonia con gli animali.

La malga appartiene a un appassionato agricoltore biologico che, come nessun altro, ha a cuore la cultura alpina svizzera e l'agricoltura di un tempo. L’edificio conserva ancora la vecchia struttura, che non sarà mai superata da nessun’altra costruzione e tutto è rimasto come al tempo dei nostri nonni. Il formaggio viene fatto ancora sul camino, il burro è prodotto in una botte originale e pressato nel tradizionale Buttermödeli, in forme da 200 grammi. Le mucche non sono alimentate con mangimi ma solo con l'erba della malga. E non sono centrali da latte altamente efficienti, ma normali mucche di razze diverse che vivono una vita armoniosa in montagna.

Dopo il primo mese mi sono adattata al duro lavoro e alle apparenti difficoltà. Solo le dita delle mani talvolta mi dolevano e, sebbene il lavoro manuale fosse faticoso, ho apprezzato vivere in questo modo. Il mio corpo si è irrobustito e questo è stato un bene per me e anche per mia figlia. Buon per me perché mi sentivo sempre più a mio agio qui nelle Alpi e buon per mia figlia perché ero in grado di portarla più spesso sulle spalle durante i lavori in montagna. I miei scarponi AKU in questo caso sono stati di grande aiuto. Come una capra delle nevi i miei piedi avevano sempre abbastanza grip e la caviglia si è sempre mantenuta stabile anche sui pendii più ripidi.

Avevamo previsto di rimanere quattro mesi in malga, invece siamo rimaste un po’ di più. Le mucche erano già scese a valle e siamo rimaste lassù in compagnia dei maiali che soggiornano più a lungo. Abbiamo ripulito la malga e preparato la marmellata con i frutti raccolti in valle. Ad ottobre è arrivata la prima neve e l’acqua è gelata. Allora abbiamo lasciato la malga e siamo scese camminando sulla neve fresca con un pesante zaino sulle spalle. Cosa c’era nello zaino? Era colmo di meravigliosi ricordi: momenti di stanchezza ma anche di forza, momenti di profonde emozioni e bellezza, momenti d’amore per gli animali e per la vita in montagna. E ogni primavera, quando il sole illuminerà le cime e scioglierà la neve, mi sentirò addosso la febbre d’alpeggio.

“Febbre d’alpeggio” è una storia di GOOD FOR ALPS, magazine di AKU trekking & outdoor footwear, testo di Pia Kommer.

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