Nyiragongo
Il vulcano più pericoloso d'Africa

Quando il Nyiragongo chiama...


— testi e foto di Francesco Pandolfo - Kailas Viaggi e Trekking / settembre 2017

È il 29 febbraio 2016, seduto davanti al computer in una giornata come tante arriva una mail da un amico a Goma: “Il Nyiragongo sta eruttando.”

Goma è una città chiave nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, geograficamente posizionata sul confine col Ruanda, sulle rive del lago Kivu, uno dei grandi laghi della Rift Valley africana e a pochi chilometri dal Nyiragongo, il vulcano più pericoloso di tutta l’Africa. Con un diametro di quasi 300 metri, all’interno del suo cratere si cela il più grande lago di lava perenne al mondo. Il vulcano si trova nell’area protetta del Parco Naturale dei Virunga che è famoso principalmente per ospitare una specie animale in via d’estinzione, i gorilla di montagna, ma è tristemente ancor più famoso per essere stato territorio di battaglia durante le guerre civili in Congo e per ospitare ancora oggi bande armate di ribelli e bracconieri. Questo gigante ha già minacciato seriamente attività e abitanti della città di Goma per ben due volte negli ultimi 50 anni, nel 1977 e nel 2002, quando la lava uscì da una frattura apertasi sul bordo del vulcano per attraversare letteralmente la città fino ad andare a riversarsi nel lago.

Ma la nuova eruzione da subito presenta una particolarità: è nata da una frattura all’interno del cratere, al livello più basso, dove un nuovo punto di emissione di lava ha creato un cono di scorie alto più di trenta metri con fiumi infuocati che percorrono tutto il terrazzamento fino a rovesciarsi dentro il lago di lava. Un viaggio verso il Parco dei Virunga era già in programma, l’eruzione del Nyiragongo è soltanto una ragione per anticipare la partenza. 


La salita al vulcano

La salita al vulcano inizia ai bordi della foresta pluviale, nel paesino di Kibati, dove una lunga carovana colorata di portatori si caricano dei nostri bagagli e attrezzature e cantando si addentrano instancabili nel sentiero all’ombra della foresta. Si è sempre scortati da guardie armate che dettano il ritmo e le pause dell’ascesa. Usciti dalla foresta, il sentiero risale le colate del 2002, facendosi via via meno agevole. Si cammina su blocchi arrotondati sgretolati dalla roccia, scivolando troppo spesso. Incontriamo le bocche eruttive da cui la lava fuoriuscì, profondi crepacci oggi folti di felci e muschio che ancora fumano pigramente dell’innocuo vapore acqueo: già da qui se ne ha un’idea ma visti dall’alto appariranno come un’impressionante ferita nel fianco della montagna. Si sale lungo colate di diverse età, rocce giovanissime, già completamente colonizzate da arbusti. “Ma a che quota siamo?”, “3200”, “Alberi, orchidee… ti sembrano normali a queste quote?”. Alle nostre spalle le pianure del rift centroafricano si estendono verdi e perfettamente piatte lungo il confine tra Ruanda e la Repubblica del Congo fino al lago Kivu, proseguendo a perdita d’occhio. La salita s’inerpica sempre più ripida lungo il cono sommitale e solo una volta raggiuntone il rim, a 3470 metri di quota, si apre lo spettacolo sul lago di lava al suo interno. “Fa paura…”. Il cratere, al rim sommitale, ha un diametro di un chilometro e mezzo, al suo interno le pareti rocciose scendono per quasi 400 mt fino alla base della terrazza che contiene il lago di lava.

Le emozioni sono le più svariate. L’imponenza, la grandezza e la forza del solo lago di lava riesce a togliere il fiato a chi si trova lì in quel momento, e la nuova attività eruttiva al suo interno rende il tutto ancora più unico. Ciò che non si riesce a esprimere a parole, o con la fotografia, è la sensazione principale che ti coglie in quei momenti di intimità tra te e ciò che stai osservando: ciò che vedi 400 mt più in basso è il disegno di Madre Natura, il progetto di crescita del nostro pianeta Terra. Ed è un progetto che fa rumore, e tanto. I suoni, i rumori della lava che ribolle, costantemente, ogni giorno ad ogni ora, senza preoccuparsi del sole o della notte, del caldo o della pioggia. Il Parco lascia il permesso turistico per una notte, una notte di permanenza sul rim su delle strutture tipo capanna, oggi ristrutturate e molto accoglienti.

La luce cambia velocemente all’equatore e alle 18:30 è già buio. La lava diventa brillante, così incandescente da illuminare tutto il bordo interno del cratere. Ciò che non si vedeva con la luce del giorno, è illuminato dalla luce della notte. L’intera colonna di fumo che si innalza dal vulcano si illumina di rosso e nelle serate di cielo limpido è ben visibile anche dalla città di Goma, in ricordo dell’attività perenne e pericolosa che, imponente, minaccia la città. 

La calata all'interno del cratere
Pochi giorni dopo aver accompagnato il gruppo ho l’occasione di ritornare sul vulcano, questa volta con una spedizione scientifica nata da diverse Università e istituti italiani in collaborazione con l’OVG, l’Osservatorio Vulcanologico di Goma. Lo scopo è quello di scendere dentro il cratere per prelevare campioni di rocce e gas utili per lo studio e il monitoraggio del vulcano.

La discesa nel cratere è di notevole impegno fisico e tecnico, su terreno quanto mai instabile e con numerose calate in corda. Tutta fatica estremamente ripagata nel momento in cui si appoggiano i piedi sulla terza terrazza del cratere, dove si può camminare a pochi metri dal lago di lava più grande del mondo e dai violenti fiumi di lava che escono dal nuovo cratere. Si pestano le lave fresche appena eruttate, la roccia ancora calda si sgretola sotto le suole degli scarponi, sembra di camminare su fragili cocci di vetro, ma è roccia, roccia fresca, appena solidificata. Da diversi anni il progetto di monitoraggio del Nyiragongo ha un’importanza primaria per l’osservatorio. Lo studio delle differenti attività e il controllo dell’evoluzione delle sue lave permette all’osservatorio di poter meglio comprendere i differenti segnali per poter avvisare la popolazione di Goma in caso di imminenti e potenzialmente pericolose eruzioni.

Il posto più pericoloso del mondo? Un inferno di lava? Una bomba a orologeria? Forse sì… Ma per chi l’ha visto e sentito questo vulcano resterà sempre nei ricordi come una meraviglia della natura tale da incantarti. Come l’incanto di un bambino all’ascolto di una fiaba.


Kailas Viaggi e Trekking progetta e organizza viaggi e trekking in tutto il mondo,
accompagnati da guide professioniste, laureate in geologia, archeologia e in
scienze naturali.
http://www.kailas.it


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