DI PADRE IN FIGLIO

PADRE E FIGLIO SI SONO MESSI IN CAMMINO
IL RACCONTO DI QUATTRO GIORNI DI TREKKING NELLE DOLOMITI FRIULANE

— testo Giacomo Frison (altripiani.org), foto Marco Frison e Giacomo Frison / luglio 2017

Tutto nasce da una passione
Lavorare ad un proprio progetto è una cosa bellissima. Ci vuole costanza, energia e fatica, ma permette di togliersi ogni sfizio e desiderio. Sei tu che decidi tutto. Tanto che questa volta ho deciso di condividere l’esperienza con la persona che mi ha introdotto nel grande e magico mondo della montagna: mio papà.
Mio papà per alcuni anni mi ha portato sulle spalle e i paesaggi erano principalmente quelli delle Dolomiti, ma non mancavano alcune incursioni, assieme alla mamma, in Val d’Aosta a La Thuile. Alcuni anni dopo si è aggiunto anche mio fratello e il mese di agosto è sempre stato sinonimo di famiglia, vette, pascoli, mirtilli, gioco e avventura verticale.
Con il tempi il mio andare in montagna è diventato un progetto dal nome Altripiani, un continuo cantiere d’idee in evoluzione. Tutto nasce da una passione, ma quando vedi che l'idea piace e funziona, allora c'è più da lavorare che da fantasticare. In un progetto si parte, ci si ferma, si torna, si guarda indietro, si fa e si disfa uno zaino.

Nel Parco Naturale Dolomiti Friulane
Questa volta siamo andati nelle Dolomiti Friulane, luoghi già raggiunti in più occasioni, ma senza aver mai percorso l’intero anello del Parco in una sola volta. L’itinerario si sviluppa lontano dalle Dolomiti affollate e attraversa in quota le aspre, selvagge e meravigliose vallate dei gruppi del Pramaggiore, dei Monfalconi, degli Spalti di Toro, del Cridola. In totale si toccano quattro rifugi: Giaf, Flaiban-Pacherini, Pordenone e Padova. Nel buon stile Altripiani siamo andati a conoscere le persone che ne fanno parte, le singole storie dei gestori che tra mille difficoltà portano avanti con passione questi importanti punti d’appoggio a mezza via tra la foresta e le rocce.
Lo spettacolare anello all’interno del Parco Naturale Dolomiti Friulane ha molte varianti a seconda della difficoltà e dell’impegno, con 4 o 5 giorni di cammino in base alla gamba, all’allenamento e all’esperienza. Non mancano le panoramiche salite alpinistiche alle vette, una tra tutte quella al Monte Pramaggiore a 2487 metri e poi le ripide discese per i ghiaioni.
Abbiamo avuto la fortuna di camminare durante quattro giorni di sole, ogni tanto ci siamo lamentati perché non c’era nemmeno una nuvola a ripararci dalle temperature torride, nonostante fosse solo metà giugno, con poca acqua nei torrenti, ma con tanti gli incontri con camosci, stambecchi, marmotte e alcuni rapaci.
I gestori dei rifugio che abbiamo visitato sono persone ospitali, molti erano ancora in fase di “rodaggio” visto l’inizio di stagione, l’apertura non è mai una fase semplice, c’è sempre qualcosa da sistemare. Fra i maggiori problemi sembra essere l’acqua: quando c’è l’acqua, manca il sole per i pannelli solari e quando c’è il sole manca l’acqua per ogni basilare attività. Una continua sfida per queste famiglie, coppie o amici che amano la natura e non si arrendono. Resistono!

Il giro delle forcelle
Mio papà ed io abbiamo ribattezzato il nostro percorso come “Il giro delle forcelle”. Sono infatti, in totale, otto forcelle dai nomi più buffi: Scodavacca, Urtisel, Brica, Inferno, Fantuina, La Sidon, Pramaggiore, Segnata. Anche i passi hanno nomi divertenti: il passo del Mus o il passo Suola.
Il quarto giorno dinanzi al Campanile di Val Montanaia regnava il silenzio, non c’era nessuno in giro, né sulle pareti, né sul sentiero. Prima di chiudere l’anello e rientrare al rifugio Padova, ci siamo fermati per una pausa e per godere la bellezza di questo anfiteatro di roccia. Invece di passare attraverso la classica forcella Montanaia, abbiamo preferito prendere il sentiero 357 che punta alla forcella Segnata e, con nostra sorpresa, abbiamo constatato che era tutt’altro che segnata! Sia dal lato friulano che dal lato veneto, il sentiero ha subito grossi danni e frane e spesso non c’è più. Mi sento di dire che solo alpinisti esperti, con buona capacità di arrampicare anche in discesa su appoggi e appigli ballerini, possono passare tranquilli. Dal lato veneto in tre punti esposti ci sono degli spit, utili per una calata corda doppia o per fare sicura al compagno, mentre i segnavia spesso sono a 4 metri d’altezza sulle pareti del canalone. Nella carta Tabacco N°02 il sentiero risulta puntinato (•••), per non trovarsi in spiacevoli situazioni è meglio fare attenzione e procedete cauti. Ulteriore attenzione da prestare sul sentiero 363A che porta a forcella la Sidon Alta. Questo dovrebbe essere attrezzato (+++), ma al momento sono le rocce ad essere ancorate ai cavi e no viceversa.
L’intero trekking è generalmente poco frequentato, noi lo consigliamo a tutti gli escursionisti che vogliono camminare alcuni giorni in pace dove la fatica è premiata dalla piccole conquiste quotidiane.

Le nostre calzature
Ultimamente l’evoluzione delle calzature hanno portato spesso a preferire scarpe leggere e basse. Per questo trekking dove si cammina spesso su ghiaioni uno scarpone alto per noi è la soluzione migliore.
Mio papà ed io abbiamo indossato due modelli AKU, Alterra GTX e Alterra NBK GTX: il primo è una calzatura da trekking versatile, progettata per escursioni di media difficoltà e durata su terreni misti; il secondo è una calzatura adatta per escursioni di lunga durata su terreni impegnativi.
Entrambe hanno la costruzione asimmetrica della suola con l’esclusiva tecnologia AKU ELICA che garantisce un’ottimale distribuzione del carico sulla superficie plantare e uno straordinario miglioramento del meccanismo di rullata.
Fate le vostre valutazioni, noi intanto vi consigliamo di provare entrambi i modelli!


Info: per scaricare e stampare una descrizione dettagliata del trekking consigliamo questo link http://rifugiogiaf2.blogspot.it

rifugio Giaf (1400 m)
rifugio Flaiban-Pacherini (1587 m)
rifugio Pordenone (1249 m) 
rifugio Padova (1300 m)

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