• AKU_linea diretta
    con l'Antartide

PROGETTO Beyond Epica

Antarctica 21/22
Linea diretta con l'Antartide per lo studio del clima e dell'emergenza climatica

Nel continente più remoto del nostro pianeta è da sempre nascosta una macchina del tempo.
Come per il progetto Ice Memory supportato da AKU anche presso la stazione di Little Dome C si cerca la storia dei cambiamenti climatici nascosta sotto i ghiacci che pensavamo perduta per sempre. Attraverso notizie in tempo reale vedremo il lavoro dei ricercatori impegnati nello studio del clima sulla terra nel corso dell’ultimo milione e mezzo di anni.

Il professor Carlo Barbante, ideatore e direttore di Ice Memory oltre che amico di lunga data di AKU, si trova ora in Antartide insieme ad un team internazionale di ricercatori per lavorare al progetto Beyond EpicaGrazie al blog personale del professor Barbante possiamo conoscere passo passo le evoluzioni delle ricerche, contattare il professore e scoprire come si vive nel continente più freddo al mondo, coperto per il 98% da ghiacci con una temperatura temperatura media annua di -49 °C (gennaio è il mese più caldo con -28 °C, luglio il più freddo con -59,5 °C).

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Il diario di Carlo

Leggi il diario di viaggio del Prof. Carlo Barbante

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Meteo Antartico

In tempo reale i dati dell’Osservatorio Meteo-Climatologico Antartico

Ice Memory Monte Rosa

Consulta il progetto Ice Memory Monte Rosa

Carlo Barbante

Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e leader del progetto Ice Memory, supportato da AKU, è uno degli scienziati italiani attualmente impegnati in un’importante attività di ricerca sull’evoluzione climatica. Barbante e il resto dell’equipe lavoreranno per tre mesi in Antartide presso la base internazionale Concordia nell’abito del progetto Beyond Epica, con l’obiettivo di ricostruire il clima del passato nel corso dell’ultimo milione e mezzo di anni.

Emergenza climatica

Il tema dell’emergenza climatica è al centro di importanti attività di ricerca, promosse fra gli altri anche da parte di scienziati e ricercatori italiani considerati fra i maggiori esperti a livello internazionale. Fra questi il professor Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di Scienze Polari presso il CNR e ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché leader del progetto Ice Memory per la raccolta e salvaguardia della “memoria dei ghiacci”. Un progetto internazionale che vede protagonisti, un network di ricercatori distribuiti fra Europa, Asia e Nord America, impegnati in campagne di raccolta di campioni di ghiaccio in varie aree glaciali del pianeta, prima che il surriscaldamento globale ne determini la fusione e quindi la scomparsa delle preziose informazioni in essi contenute.

Dal novembre scorso è però iniziata per il professor Barbante una nuova missione con destinazione appunto Antartide, base internazionale Concordia, dove assieme ad un pool di ricercatori italiani e francesi lavorerà per circa due mesi ad attività di analisi su campioni di ghiaccio polare prelevati dal “cantiere” Little Dome C. L’obiettivo della missione denominata Beyond Epica, della quale Barbante è coordinatore, risulta grandioso: ricostruire la storia climatica del pianeta nel corso dell’ultimo milione e mezzo di anni.

Le calzature

Per le attività in alta quota nei ghiacciai o nelle regioni polari Carlo Barbante e i ricercatori del suo staff utilizzano Hayatsuki GTX.
  • HIKE & BIKE
    cammina e pedala

A piedi e in bicicletta,
girovagando con AKU sulle Dolomiti

testo e foto di Moreno Geremetta, video di David Soppera

Da qualche tempo abbiamo preso l’abitudine di iniziare così i nostri tour di hike&bike: sveglia di buon’ora e partenza ancora al buio per essere in quota di buon mattino e assistere alla magia del sole che sorge.
Abbiamo creato un piccolo gruppo e la pagina Facebook “Girovagando in e-bike nelle Dolomiti” cercando di trasmettere un modo per frequentare la montagna in sella ad un e-bike nel rispetto dell’ambiente, degli animali al pascolo e delle persone che incontriamo. Niente gare e prestazioni, nessuna discesa a rotta di collo ma semplicemente godere la natura pedalando. Siamo in quattro: Ivan Cagnati, David e Thomas Soppera, Moreno Geremetta, per noi ogni uscita è una piccola avventura, ci piace vivere intensamente ogni momento dei nostri itinerari in sella, riempiendo occhi e anima di ciò che la natura e il paesaggio sanno regalare.
Il canto degli uccelli, il fruscio del vento, i rumori del bosco, il nostro respiro, uniti al click-clack del deragliatore che fa saltellare la catena, sono la colonna sonora che più amiamo.

Col di Lana, la montagna sacra

Teatro di duri combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale, a cavallo fra l’impero di Austria-Ungheria e il Regno d’Italia, è tristemente conosciuto anche con l’appellativo di “Col di Sangue”. Si tratta del Col di Lana che con i suoi 2452 metri di altezza domina Pieve di Livinallongo. E’ lui il “colpevole” che ci ha fatto puntare la sveglia nel cuore della notte e che ora ci osserva dall’alto mentre pedaliamo lungo la strada forestale che rimonta i ripidi pendii erbosi.
Curva dopo curva ci alziamo di quota mentre il sole lentamente fa capolino fra l’Averau e la Croda Negra. Un sorso d’acqua fresca alla fontana scavata in un tronco d’albero e saliamo ancora fino al termine della strada. Cerchiamo un luogo un po’ discosto dove legare le e-bike e poi proseguiamo a piedi.

Il Col di Lana rappresenta una sorta di monumento ai caduti, un percorso da affrontare in rispettoso silenzio, ripensando alla storia che fu scritta su questi pendii, fra le rocce, le trincee e le schegge delle bombe che ancora abbondano sul terreno.
In vetta tira un po’ di vento ma riusciamo comunque a scattare qualche foto. Osserviamo l’enorme mezzaluna creata dallo scoppio della mina, una montagna sventrata e molte vite spezzate. Dopo un doveroso momento di riflessione iniziamo la discesa.

Grazie alle calzature AKU che indossiamo, il passo è sicuro e in breve siamo nuovamente in sella. Ora inizia la parte divertente: piedi sui pedali e giù lungo la forestale. Incontriamo qualche escursionista e una coppia di amici, anche loro diretti al Col di Lana con le e-bike. Chissà, forse li abbiamo ispirati. Questo è proprio il nostro obiettivo: divertirci per poi condividere i nostri tour cercando di aiutare, emozionare e suggerire qualche percorso.

IL PERCORSO PER IL COL DI LANA

In sella
Il percorso che proponiamo parte a Cernadoi, all’altezza del campo sportivo in località Freine (1550 m). Iniziamo a pedalare lungo la strada silvo-pastorale in direzione del piccolissimo abitato di Francia e poi verso la valle solcata dal Ru della Porta. In questo tratto la strada presenta rampe piuttosto decise che diventano più dolci sul versante opposto. Superiamo con facilità una piccola frana, raggiungiamo i villaggi di Agai (1715 m) e in discesa su asfalto Palla (1668 m). Ora seguiamo la strada sterrata a destra che sale inizialmente nel bosco con andamento regolare, più in alto regala ampie vedute verso la vallata. Superiamo una fontana, proseguiamo ancora per un breve tratto fino al Pian de la Chicia (2054 m) dove bisognerà lasciare le biciclette.

A piedi
Continuiamo a piedi sul sentiero nr. 21 che, con traccia sicura, fa guadagnare rapidamente quota. La salita è scandita da alcuni cippi che ricordano le postazioni dei soldati durante la Grande Guerra. L’ultimo cippo è in vetta al Col di Lana (2452 m) dove sorge la chiesetta dedicata ai soldati caduti e l’accogliente bivacco “Brigata Alpina Cadore”.

La discesa
Si ritorna per il medesimo sentiero fino a riprendere le biciclette e poi in sella lungo la via di salita fino a Palla. A questo punto possiamo seguire l’itinerario dell’andata, oppure raggiungere Pieve di Livinallongo e rientrare a Cernadoi lungo la strada “SR 48 delle Dolomiti” attraversando l’incantevole villaggio di Andraz.

17 km
andata e ritorno

570 m d+
in bici

400 m d+
a piedi

2452 m
il Col di Lana, il punto più alto

Calzature AKU per hike&bike

La giusta organizzazione
Pianificare un percorso in e-bike significa sapere in anticipo dove poter passare con la bici, nel rispetto di divieti e regolamenti di parchi e aree tutelate. Significa conoscere anche il chilometraggio e il dislivello che andremo ad affrontare, informazioni importantissime per capire come gestire la batteria della bici a pedalata assistita. L’unica cosa che si fatica a prevedere è il fondo che si può incontrare.
In primavera, neve, pendii ricoperti di erba secca, parti di sentiero scivolose dove la bici più che pedalata va spinta, sono le incognite più frequenti. 

Le giuste calzature
Le calzature specifiche per mountain bike, quelle con la suola che promette un grip sorprendente sui pedali, ben presto hanno dimostrato i loro limiti in situazioni delicate. E la scivolata improvvisa ci ha sorpreso più di una volta. Ecco perchè abbiamo sentito fin da subito la necessità di avere ai piedi una calzatura che ci possa garantire appoggio sicuro del piede sul terreno e allo stesso tempo un buon grip sul pedale. Una sorta di via di mezzo fra scarpa specifica per MTB e da hiking.

Il giusto compromesso
In AKU abbiamo trovato il giusto compromesso. Per le nostre escursioni di hike&bike utilizziamo con soddisfazione due modelli: la Rock DFS GTX e la Alterra lite GTX.
E se la e-bike facilita gli avvicinamenti in maniera straordinaria con le calzature AKU riusciamo a raggiungere con facilità e sicurezza la vetta, e questo è fondamentale per il buon esito di ogni uscita.

Un giorno Walter Bonatti disse: “Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna.” A noi piace farlo in parte camminando e in parte in sella alle nostre e-bike.

Girovagando in Ebike nelle Dolomiti

Il gruppo “Girovagando in e-bike nelle Dolomiti” nasce quasi per caso nel 2020. Quattro ragazzi, tutti agordini, si conoscono grazie alla comune passione per la e-bike. La voglia di avventura e di esplorazione – a volte semplicemente in luoghi vicino casa – si unisce al desiderio di condividere questi momenti, con un occhio di riguardo al territorio in cui vivono, le Dolomiti Partimonio mondiale dell’umanità.
Moreno e Ivan sono i fotografi del gruppo e non si separano mai dalla loro macchina fotografica, anche in sella. Il mondo dall’alto regala sempre visioni inattese e David si occupa delle riprese con il drone, mentre Thomas si presta come modello per animare la scena oltre a essere sempre il primo a salutare calorosamente le persone incrociate lungo i sentieri. Ad ogni uscita segue una relazione dettagliata sulla pagina Facebook “Girovagando in e-bike nelle Dolomiti”, con molte fotografie e brevi video. Soprattutto il gruppo è tenuto ben saldo da una sincera amicizia e stima reciproca, ingredienti essenziali per pedalare in sintonia con la natura.
  • Christian Heil

Christian Heil / intervista

Christian Heil opera nel settore del mercato outdoor da 28 anni, in qualità di agente commerciale si è specializzato in attrezzatura outdoor e calzature. Dall’inizio del 2016, con la sua agenzia commerciale, rappresenta AKU in Baviera. Ama l’attività all’aria aperta, sia le passeggiate in montagna che la corsa e d’inverno pratica lo sci. Christian è anche un appassionato fotografo, qui puoi vedere alcuni dei suoi lavori: https://munichpixart.com

Christian da dove nasce il tuo legame con AKU?
Il mio legame con AKU esiste dal 2016. Da quella data ho iniziato a rappresentare il marchio AKU e ho avuto modo di conoscere e apprezzare l’azienda. Da allora il rapporto tra la mia agenzia commerciale e AKU è cresciuto costantemente.

Cosa contraddistingue secondo te il marchio AKU e i suoi prodotti?
Il marchio AKU è caratterizzato da una cooperazione a lungo termine, orientata al cliente e basata sulla partnership sia con i clienti che con gli agenti. Al giorno d’oggi, i percorsi brevi per le decisioni non sono più possibili in tutte le aziende e talvolta sono anche voluti. In AKU invece puoi sempre raggiungere le persone e le posizioni giuste. Si può dire che AKU dà grande importanza al contatto personale, intensivo e basato sulla partnership con tutti i clienti. Questo rapporto è anche mantenuto e intensificato in alcuni casi per molti anni e persino decenni. Occuparsi della Natura e di una produzione più rispettosa dell’ambiente è un argomento importante per AKU. AKU segue con costanza questo tema da molti anni ed è fortemente interessata a lasciare alle future generazioni un ambiente in cui si possa ancora vivere l’esperienza outdoor. I prodotti si caratterizzano soprattutto per gli elevati standard qualitativi, l’artigianalità italiana, ma anche il metodo di produzione sostenibile. Questi aspetti insieme ad un design italiano e ad un’ottima vestibilità per i piedi mitteleuropei. La varietà di prodotti per tutti e per ogni terreno non lascia nulla a desiderare.

Quali sono i modelli AKU che preferisci?
Finora la mia calzatura da alpinismo preferita è stato lo Yatumine GTX, che ho usato in numerosi tour alpinistici. Ma al momento la Rock DFS GTX brilla con la sua multifunzionalità per quasi tutte le esperienze in montagna. Grazie alla tenuta della suola, ma anche al suo peso ridotto, è ormai diventata la mia compagna di punta nell’area alpina. Nel tempo libero preferisco indossare Minima. Questa calzatura si caratterizza per il metodo di produzione sostenibile e per il suo stile.

Oltre a vendere calzature italiane, anche le tue vacanze le trascorri spesso in Italia.
Normalmente vado in Italia due o tre volte all’anno. Preferisco trascorrere le mie vacanze in Alto Adige, più precisamente a Sesto. Qui hai tutto ciò che un escursionista e un alpinista possono desiderare. Dalle belle escursioni nella natura con dolci colline e alte montagne che invitano a fare escursioni (Drei Zinnen), alle arrampicate in alta montagna, trovi sempre qualcosa di divertente.
Per me l’Alto Adige è una terra meravigliosa in cui mi piace molto muovermi. Qui trovo la pace e soprattutto posso rilassarmi, sia durante un’escursione che in hotel a bordo piscina. L’ospitalità, ma anche il cibo regionale e una bella bottiglia di vino rosso sono la ciliegina sulla torta.

Perché i modelli Rock DFS GTX e Ultralight sono perfetti per una vacanza in natura?
Sia con la Rock DFS GTX che con l’Ultralight sei equipaggiato per molto più di quello che puoi fare in montagna. Che si tratti di sentieri facili nella foresta o su terreno più roccioso. Mia moglie ha scelto l’Ultralight Original perché questa calzatura è molto leggera, ma anche abbastanza stabile per la montagna. La suola aderente le dà una presa sicura in ogni situazione. E’ anche così comoda che puoi semplicemente fare una passeggiata sui sentieri della foresta.
È lo stesso con la Rock DFS GTX. Preferisco indossare la versione bassa. Fin da subito ero molto convinto di questo modello, anche prima di provarle, ma dopo i miei tour devo dire che la scarpa è migliore di quanto sospettassi. La suola è molto aderente e non permette alcun movimento di scorrimento anche su superfici bagnate, scivolose e rocciose. L’allacciatura DFS mi ha dato un ottimo contatto con il terreno e una sensazione di stabilità anche su passaggi impegnativi.

Come hai affrontato la difficile situazione legata alla pandemia?
Il primo anno della pandemia mi ha colpito molto, poiché tutti i miei rivenditori sono stati costretti a chiudere le loro attività e di conseguenza le vendite della mia agenzia sono crollate. Inoltre, mi mancava anche il contatto personale con i miei rivenditori. Gli incontri – se ce ne sono stati – si sono svolti quasi esclusivamente in digitale, il che ti ha praticamente isolato nel tuo mondo. È stato un periodo difficile, che spero sia finito.

Al momento sono molto fiducioso che sopravviveremo tutti insieme a questa pandemia in buona salute. Spero anche che tu possa condividere di nuovo esperienze meravigliose con amici, familiari e conoscenti.

Le mie calzature preferite

Le calzature ideali per una vacanza in Italia da AKU

montagne
rosa.
LE MONTAGNE,
LA NOSTRA VITA.

Vivere con le montagne, come piano di vita, necessità, caso, destino.
Dieci storie di donne, una diversa dall’altra ma tutte unite, come anelli di una catena incredibilmente forte.
Ognuna con la propria vita, legate dalla stessa passione e desiderio di vivere in montagna.
Tutte donne che hanno scelto di camminare con AKU.

01

MONIA
GAIBOTTI

Monia vive la sua passione in maniera totale, dividendosi fra la montagna e il suo ristorante sul lago d’Iseo. D’inverno scala sulle cascate di ghiaccio e in estate pratica il drytooling in falesia (disciplina che si fa con le picche su pareti rocciose). Per Monia ogni momento è il momento giusto per una fuga in verticale. Un carattere forte e schietto, una persona autentica e diretta, come la via più breve per raggiungere la cima.

Da sempre attratta dalle discipline legate alla montagna, sperimenta una “svolta” nel 2011 quando, affiancata da una guida, scala la sua prima parete ghiacciata. Segue poi un corso didattico, un’esperienza intensa che l’avvicina sempre più all’attività e fa nascere in lei il desiderio di favorirne la pratica in sicurezza per tutti quelli che vogliono scalare, ma non sanno come approcciare. È per rispondere a tale esigenza che Monia crea su Facebook il gruppo “Ice Climbing… Cuori di Ghiaccio”, che conta oggi oltre 13mila appassionati.

02

caroline
moser

“Fuggi dall’ordinario!” è il motto di Carolina.
Nel Tirolo austriaco le montagne sono a portata di mano e ogni momento libero è l’occasione giusta per stare lontano dalla civiltà e cercare nuove strade e vette sconosciute. Che si tratti di alpinismo, arrampicata o scialpinismo, la cosa che preferisce è avere molta varietà e un piccolo brivido lungo la strada. Sia con gli amici che da sola, si gode sempre il suo tempo in montagna. L’alpinismo in generale è la sua attività preferita, in particolare i tour sui ghiacciai con le arrampicate in cresta. 

Da bambina ha sempre trascorso molto tempo in montagna, con i genitori e i nonni. Se in passato a spronarla era il Kaiserschmarrn in baita (frittata dell’imperatore, uno dei più famosi dessert austriaci), oggi è il sentiero verso la vetta che la fanno sorridere. Nel frattempo le vette si sono fatte sempre più alte e il sentiero sale spesso su ripide pareti rocciose.

03

FRANCESCA
NEMI

Unisce l’amore per la montagna e la natura a quello per la scrittura e la fotografia. Non sempre, non per forza seguendo un ordine. E’ Guida Ambientale Escursionistica e promuove per Centro Guide Walden la conoscenza e la valorizzazione di parchi e riserve naturali dell’Appennino Centrale. Appena trova tempo e la spinta pervasiva giusta, scrive racconti di una montagna che respira, che insegna, che soffre e che frana, la stessa che ci guarirà. Ama le storie di principi esploratori, di giovani ricercatori e delle prime donne ad arrampicare in gonne lunghe e tante sottovesti.

Parapendista e cicloviaggiatrice solitaria è in montagna che vive per lavoro e per piacere il suo tempo più onesto. Simpatizzante dei cambiamenti, ha i suoi tempi e a non volerli rispettare si finisce sempre fuori tempo.

Il prossimo passo? Prendere in mano tutti i pezzi: la natura e la sua ricchezza, la storia e i suoi valori, le persone e le loro debolezze e incastrare tutto in una costruzione nuova.

LA MIA MONTAGNA

Il mio primo viaggio dentro la montagna fu deciso per puro divertimento senz’altra motivazione che il desiderio di una gratificazione dei sensi – sensazione di altezza, di distanza, dello sforzo prima e del benessere dopo – per orgoglio della vita e brama degli occhi. Ero interessata all’effetto che la montagna aveva su di me, ma poi d’improvviso tutto è diventato prezioso ai miei occhi: alberi, animali, rocce, nuvole. E’ un processo di conoscenza che amplia la mia esperienza; più penetro la vita della montagna, più mi addentro dentro me stessa. Perciò ho trovato ciò che mi proponevo di trovare: puro amore.

Francesca Nemi

Il mio rapporto con la montagna, paradossalmente, si è intensificato dal momento che ho capito che, avendo la Fibromialgia (malattia che debilita tutti i muscoli del corpo), per me era impossibile scalare visto che i fibromialgici normalmente non hanno la forza nemmeno di svitare il tappo di una bottiglia. Così ho capito che impugnare le piccozze poteva essere un modo per scacciare dal cervello l'idea di questa malattia che i medici tanto ci tengono a farmi presente: "Devi stare a riposo e non devi affaticare i muscoli". Così ho capito che la scalata sarebbe stata la mia sfida per rimanere a galla... Non è facile i dolori sono pazzeschi, ma sta tutto nel isolare la testa e quando impugno le piccozze tutto sparisce perché io entro nel mio mondo fatto di energia.

Monia Gaibotti

Per me la montagna è sempre stata un’amica. Con lei ho chiacchierato, pianto, vissuto le prime avventure e disavventure, ho cercato rifugio e compagnia. Il rapporto che ho con lei è qualcosa di molto intimo. Non è mai stata una sfida o una conquista, è sempre stata un’alleata. Quando ero bambina andavo in un prato vicino a casa e spesso parlavo con una montagna. Era un gioco, ma allo stesso tempo era anche un modo di cercare un contatto con qualcosa che per me non è mai stato astratto o lontano. Sono felice che molte donne stiano scoprendo le montagne, sono luoghi per gente tenace e caparbia, come noi donne spesso lo siamo.

Fulvia Girardi

04

ELISA
BESSEGA

La fotografia è la sua grande passione, almeno quanto l’amore per la natura che vuole esplorare senza lasciare traccia. Inventandosi una soluzione a basso impatto anche per la preparazione del cibo, ricorrendo all’essiccazione, uno dei più antichi metodi di conservazione che, con i giusti strumenti, torna utile proprio nelle attività outdoor. Elisa è fotografa e attivista per l’impegno ambientale. Aderisce al gruppo Outdoor Manifesto.

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GLORIJA
Blazinšek

Croata per nascita, veneziana per amore. Per viaggiare tra oriente ed occidente a Glorija basta solo uscire dalla porta di casa e con il compagno Giacomo è sempre l’ora per una nuova partenza. Insieme hanno ideato Altripiani, un progetto di ricerca culturale, antropologica e linguistica per allargare i propri orizzonti e quelli dei tanti che seguono le loro storie.

Oltre le storie delle persone che incontra, le piace raccogliere ricette insegnatele dalle donne conosciute nei diversi Paesi. Portandole a casa e adottandole nella propria quotidianità, onora la fiducia e l’accoglienza di queste persone care che per un istante o per un’intera giornata sono entrate nel suo cuore.

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FULVIA
GIRARDI

Fulvia è Guida Escursionistica Ambientale e Accompagnateur en Moyenne Montagne. E’ nata e vive ad Acceglio, un paese di 20 abitanti in Valle Maira e continua a vivere lì perché dice che: “la vita è scandita da ritmi lenti, lontano dalle frenesie e dagli eccessi delle città, le stagioni si sentono passare davvero e i rapporti umani sono ancora autentici”. Una bimba già grande e un altro appena arrivato. Fra guida e mamma è difficile scegliere, ma come ci dice Fulvia: “è anche compito di una mamma insegnare ai propri figli ad inseguire i sogni, a rialzarsi dopo le cadute e cercare di costruire il proprio futuro”. 

07

PAOLA
FINALI

La fotografia come forma di istinto e passione. Una passione da trasformare in professione. Progetto realizzato, con la natura al centro dell’obbiettivo, dai grandi spazi della montagna all’infinitamente piccolo che c’è in ogni cosa. L’amore per la natura e la montagna l’ha portata a visitare molte volte i grandi ambienti Himalayani per trekking e spedizioni alpinistiche. Ha seguito vari climber e alpinisti nella realizzazione dei loro progetti e imprese.

Con il compagno guida alpina Ingo vive in Val Badia, amano trascorrere il proprio tempo libero con la loro figlia Catherine, condividendo con lei amore e stupore per le piccole e grandi meraviglie che li circondano.

 

08

LAURA
DONAZZAN

Nata e vissuta tra le montagne, fin da bambina ha mangiato montagna per pranzo e per cena. Crescendo è cresciuta anche la fame di esplorare e di arrivare sempre più in alto. Da qui la passione per l’arrampicata, lo scialpinismo e il ghiaccio. Quando non scala, scia o cammina rimette in ordine le ossa e i muscoli doloranti di qualcuno che come lei non vede l’ora di ripartire.

“Vivo la montagna come una boccata d’aria fresca, quando sono in quota sono totalmente a mio agio, percepisco la grandezza e la perfezione della natura e questo mi dà un senso di quiete incredibile”.

09

Guðný Diljá
Helgadóttir

La fattoria in cui Guðný è cresciuta confina con il Parco Nazionale islandese del Vatnajökull e questi luoghi li conosce come il palmo della sua mano. Fin da piccola Guðný ha esplorato Öræfi a cavallo e a piedi, creando un legame profondo e intimo tra lei e questa parte dell’Islanda. Il suo curriculum è ampio, dal 2014 è guida del Parco Nazionale del Vatnajökull, per escursioni sui ghiacciai e arrampicate su ghiaccio, tour in jeep nelle grotte di ghiaccio, in kayak e barca nella laguna glaciale dello Zodiaco ed escursioni naturalistiche per conoscere la fauna selvatica. 

Guðný è anche una grande narratrice ed è sempre felice di condividere le sue esperienze con i suoi ospiti. Inoltre, fa parte della squadra islandese di ricerca e soccorso, una buona garanzia per stare al sicuro nel selvaggio ambiente islandese.

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ROBERTA
COLOMBERO

Malgara piemontese di terza generazione, dedica la sua vita all’allevamento delle vacche. Alleva circa 200 bovini di razza piemontese, si occupa della mungitura, dell’alimentazione, della transumanza e anche della produzione dei formaggi, come il pregiato Nostrale d’Alpe. Un lavoro duro ma non per lei che da piccola quando si agitava un pò troppo veniva messa dalla mamma nel recinto dei vitellini che diventavano i suoi compagni di gioco. Dopo aver conseguito il diploma in agraria è rimasta nell’azienda di famiglia. “Le sue ragazze”, così Roberta si riferisce alle proprie vacche, hanno tutte un nome e una personalità diversa.

Ha lavorato in diversi caseifici e ranch in America, Inghilterra e Irlanda, per approfondire le sue competenze zootecniche e di caseificazione. Negli anni ha continuato a partecipare a vari corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, come il corso Onaf (Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio).

Da poco ha aperto in alpeggio una piccola attività di ospitalità rurale famigliare, un servizio rivolto a chi desidera vivere alcuni giorni in compagnia della sua famiglia e partecipare alle attività agricole: visita al caseificio, mungitura delle vacche, passeggiate e trekking a cavallo, escursioni nei pascoli d’alta quota e anche degustazioni dei prodotti.

la mia montagna

In montagna mi piace il silenzio, sentirmi parte di un tutto molto più grande di me, ricollegarmi al primitivo, soffermarmi sui dettagli, sentire il profumo dei boschi, godere della freschezza dell’acqua di sorgente, assaporare le stagioni, scrutare animali selvaggi e soprattutto conoscere storie di persone con volti segnati dal tempo e dalla natura. Persone anche con storie semplici, ma con occhi profondi e mani laboriose.

Glorija Blazinšek

Come donna non ho mai pensato di non poter frequentare la montagna. Amo andare in alta quota perché mi fa bene e mi diverto. Se ti piace l'arrampicata in montagna, fallo. Non importa se sei una donna o un uomo, ognuno dovrebbe vivere la propria passione.

Caroline Moser

Per il mio stile di vita il legame che ho con la montagna è molto importante. Oltre all’attività fisica che mi permette di mantenermi sempre in forma, trovo grande benessere sia sotto il profilo mentale e, qualcosa di più profondo, anche sul piano spirituale. La montagna mi ha sempre aiutato anche nei momenti di sconforto e sono sicura continuerà a farlo, mi porterà a conoscermi meglio, a scegliere le cose che realmente mi fanno stare bene. Sarà sempre un rifugio sicuro, un’amica e un appiglio per “non cadere”.

Roberta Colombero

  • Cammino Materano

    cammina con AKU

Sei cammini alla scoperta del Sud Italia più autentico. Tra storia e mito, tra leggenda e narrazione.

In cammino tra terre di transito di antichissima tradizione 

Il Cammino Materano è un percorso di mobilità lenta che, a partire da alcuni luoghi di culto dell’Italia Meridionale e ricalcando strade secondarie romane, medievali, carraie, tratturi e sentieri, attraversa parte di Puglia, Molise, Basilicata e Campania per giungere a Matera.

E’ un cammino tra terre di transito per antichissima vocazione e tradizione che, nella loro plurimillenaria storia, hanno visto il passaggio di innumerevoli pellegrini provenienti da tutto il bacino Mediterraneo e oltre. L’idea, degli ideatori, nasce dalla suggestione di attraversare le sconosciute aree interne del Meridione per giungere nel cuore di un territorio, oggi considerato marginale, ma che per millenni è stato affascinante punto di equilibrio tra culture diverse. I cammini progettati sono sei:

1. Via Peuceta, dalla Basilica di San Nicola di Bari a Matera (170 km)
2. Via Ellenica, dalla colonna della Via Appia di Brindisi a Matera (290 km)u
3. Via Sveva, dalla cattedrale di San Nicola Pellegrino di Trani a Matera (200 km)
4. Via Jonica, dal Santuario di Finibus Terrae (Santa Maria di Leuca) a Matera (300 km)
5. Via Dauna, dalla cattedrale di S. Maria di Termoli a Matera (400 km)
6. Via Lucana, a Matera al tempio di Hera a Paestum (400 km).

Sei cammini, costruiti sul modello degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa (es. il Cammino di Santiago), che dal 2015 mettono al centro la città dei Sassi (Matera), lungo i quali si scopre un ricchissimo patrimonio culturale (ben tre siti Unesco: Alberobello, Matera e Paestum), costituito da cattedrali, borghi medievali, chiese rupestri, vestigia greche e romane, ma anche da masserie, trulli, muretti a secco e da una straordinaria gastronomia fatta di sapori genuini che rimandano alla vera tradizione contadina.

Attualmente sono percorribili in autonomia la Via Peuceta (170 km da Bari a Matera) e la Via Ellenica (290 km da Brindisi a Matera), attraversate ogni anno da migliaia di viandanti.

Mettersi in cammino per rimettere in equilibrio spirito e corpo

Il punto di forza del Cammino Materano è il recupero di una dimensione più autentica, più intima e vicina al nostro essere, attraverso la riappropriazione del proprio tempo, del proprio corpo e dei propri sensi. Mettersi in cammino significa rimettere in equilibrio spirito e corpo, armonizzarsi con la natura e tutto ciò che ci circonda; significa sviluppare una concezione nuova della propria esistenza.
L’attuazione e la promozione di un turismo destagionalizzato ed ecocompatibile, è un eccellente strumento per salvaguardare l’inestimabile patrimonio naturale, culturale e umano che caratterizza le aree più interne e remote del Meridione.  Tanti piccoli e incantevoli Sud dentro il Sud

AKU è sponsor tecnico delle Vie del Cammino Materano. Il Cammino Materano condivide con AKU l’impegno a ridurre l’impatto ambientale, a promuovere forme di economia circolare e a garantire uno sviluppo rispettoso delle comunità locali e della dignità delle professioni e dei lavoratori.

www.camminomaterano.it

6 vie per Matera

vie medievali, tratturi e sentieri

tra Puglia, Molise, Basilicata e Campania

3 siti Unesco: Alberobello, Matera e Paestum

Le nostre calzature

Per i cammini materani le calzature che preferiamo.
  • Rete rifugi AKU

    La montagna libera da
    plastiche monouso

Usa la borraccia!
AKU lancia un nuovo progetto per dire stop alle bottiglie di plastica

Per sensibilizzare gli appassionati di montagna alla rinuncia di utilizzo delle plastiche monouso durante le loro escursioni AKU lancia un nuovo progetto. Una rete di rifugi, per ora formata da 4 unità sull’arco alpino orientale, con la prospettiva e l’auspicio di estenderla a numerosi altri distribuiti sul resto delle Alpi e degli Appennini, per consolidare l’idea che i rifiuti in montagna sono una presenza inaccettabile.

Il progetto prevede un’intesa fra l’azienda e il gestore del rifugio per la produzione e la vendita ad un prezzo vantaggioso di borracce tecniche (Ferrino) con l’obiettivo di sostituire o abolire progressivamente l’abitudine ancora diffusa da parte di molti escursionisti di portare nello zaino o richiedere in rifugio l’acqua nelle bottiglia in plastica monouso.

Gli attuali partner del progetto sono, oltre a Ferrino, fornitore della borraccia, il rifugio Telegrafo al Monte Baldo (VR)il rifugio Caldenave nel Lagorai (TN), il rifugio Giorgio Dal Piaz sulle Vette Feltrine (BL) e il rifugio Bruno Boz nel Gruppo del Cimonega (BL).

L’intesa prevede anche un supporto da parte di AKU nel promuovere la conoscenza del rifugio partner e dell’intera rete attraverso i propri canali di comunicazione in Italia e all’estero, oltre all’organizzazione di iniziative sul posto per coinvolgere gli ospiti del rifugio e dare valore al messaggio.

Sono già in programma nuovi contatti per l’ampliamento della rete con l’inserimento nel progetto di altri rifugi sensibili al tema e disponibili a promuovere l’idea di una montagna libera dalle plastiche monouso.

Rifugio Caldenave - Lagorai
Rifugio Bruno Boz - Cimonega
Rifugio Telegrafo - Monte Baldo
Rifugio Giorgio Dal Piaz - Vette Feltrine
Progetto: tovaglietta personalizzata con i principali sentieri
Progetto: timbra sculture
Progetto: borraccia personalizzata

Le calzature

ideali per raggiungere i rifugi amici di AKU.
  • Santi e Diego
    con Rock nelle Pale di San Lucano

La grande traversata “Sangre y Corazòn”
di Santi e Diego nella Valle dei Sogni

Diego Toigo e Santi Padròs, dal 13 al 16 giugno hanno effettuato l’attraversata delle Pale di San Lucano nelle Dolomiti Bellunesi, da loro battezzata “Sangre y Corazòn”. Quattro giorni di lunghi e complicati avvicinamenti con la salita di 4 vie con difficoltà fino al VII+ e il concatenamento di 7 cime. Una grandiosa avventura alpinistica, mai tentata prima, nel cuore più selvaggio e vertiginoso delle Dolomiti Bellunesi. Avvicinamenti, arrampicate e attraversate sempre con le inseparabili Rock DFS GTX.

Pale di San Lucano, Dolomiti Meridionali_Italia

Un grande massiccio roccioso, ben visibile da Agordo, con grandi pareti che catturano lo sguardo e la mente, difese da lunghi e scomodi avvicinamenti e altrettanto lunghe e scabrose discese. Teatro di un alpinismo ormai poco praticato, le Pale di San Lucano offrono ancora un perfetto campo di gioco per chi ricerca l’avventura.
E’ da qualche anno che Santi e Diego frequentano queste pareti, qui trovano l’alpinismo severo senza compromessi. Quello che li attrae della “Valle dei Sogni” è il suo carattere aspro, selvaggio, quasi primordiale.
L’idea che da qualche tempo ha in testa Diego è di concatenare in quattro giornate le principali cime di questo gruppo, salendo vie alpinistiche in prima ripetizione e senza mai tornare a valle. Diego pensa subito a Santi come la persona giusta per questa progetto e la risposta di Santi non si fa attendere: «Claro que sí tío, va-mos!».
Durante la stagione invernale i due amici definiscono il piano di battaglia per portare a termine la traversata. Oltre alla scelta delle vie la cosa più complicata è capire come spostarsi da una Pala all’altra attraverso i borài, i profondi solchi che dividono queste montagne. Finalmente hanno un piano, partiranno dalla Quarta Pala per concludere sulla Prima.

dal diario di Diego Toigo, foto di Ruggero Arena.

Primo giorno

Domenica 13 giugno arriviamo ad Agordo alle 5 del mattino e le Pale sono lì ad aspettarci, silenziose e imponenti. Non sono mai stato sulla Quarta Pala mentre Santi conosce l’avvicinamento e dopo 4 ore di risalita dello zoccolo, tra boschi verticali e ripidi pendii erbosi, alle 10 siamo all’attacco della via “Mario Tomè Bariza” che sale per 800 metri tra lo spigolo Gogna e la Casarotto. Alle 17 siamo in cima alla Quarta Pala. E una è fatta. Una stretta di mano, poi via veloci fino all’Arco del Bersanèl e poi su per il Monte San Lucano. Alle 19.30 siamo finalmente al nostro deposito, appena sotto il Passo del Ciodo dove montiamo la tenda.

Secondo giorno

Ci svegliamo con calma, immaginiamo sia una giornata più tranquilla ma non abbiamo fatto i conti col Boral di San Lucano. Per raggiungere il Pilastro Bianco bisogna scendere per circa 500 metri lungo un budello tra le imponenti pareti della Seconda e della Terza Pala e riuscirci non è così scontato, considerata la neve ghiacciata che lo ostruisce e le cascate d’acqua che troviamo sul fondo. Finalmente dopo tre ore di canyonig su rocce bagnate e scivoli di neve, con una lunga traversata rag-giungiamo la via del “Pilastro Bianco”. La via sale lungo delle belle fessure e placche sulla sinistra del Pilastro. Usciti sulla Terza Pala percorriamo le creste di Milarepa che ci portano in cima allo Spiz di Lagunaz. Qui la discesa, anche se lunga e laboriosa, la conosciamo bene e in un paio d’ore ritorniamo alla nostra tenda. Dopo una buona cena e un altro tramonto fantastico, decidiamo che è meglio passare la notte nel vicino bivacco Bedin.

Terzo giorno

Il terzo giorno inizia con la lunga discesa del Boral de la Besausega, il sentiero è devastato dal grande incendio del 2018 e dal uragano Vaia. Arrivati sul fondo incontriamo ancora molta neve che ci agevola la marcia fin sotto la Seconda Pala. Il nostro piano prevede di ripetere la “Via Flora”, ma una leggera nebbia ci impedisce di vedere la linea di salita. Dopo quattro tiri capiamo di non essere sulla via giusta. Decidiamo di proseguire per la nostra linea. I tiri si susseguono in maniera logica fi-no in cima alla Seconda Pala. La gioia è incontenibile: abbiamo concluso la terza parte della traversata con una via nuova. La chiamiamo “Sangre y Corazòn”, il nome di una canzone dei miei amici patagonici Siete Venas from del Monte.
Dalla cima della Seconda Pala torniamo agevolmente al bivacco Bedin.

Quarto giorno

Ci alziamo verso le 6 con le mani gonfie, dolori ovunque e la motivazione inizia un po’ a calare ma ormai manca poco. In breve siamo sotto la parete est della Cima d’Ambrusogn, la più alta della Prima Pala. Partiamo lungo la “Via del Diedro” e in seguito proseguiamo lungo la “Via Raffaella”. La placca compatta che porta alla fessura ci dà del filo da torcere ma Santi riesce a passare con destrezza. I tiri successivi sono davvero belli, peccato non poterceli godere come vorremmo, le fatiche ora si fanno sentire. Un lungo traverso tra i mughi ci porta fuori dalla parete, appena sotto la Cima d’Ambrusogn e in quel momento ci rendiamo conto che ce l’abbiamo fatta.
La grande traversata della Pale è compiuta, restiamo senza parole a guardare la bellezza che ci circonda; infine un grande abbraccio con Santi che non ringrazierò mai abbastanza per avermi seguito in questa pazza idea, tra queste montagne che ci sono entrate nel cuore.

4 vie
(con 3 prime ripetizioni e 1 nuova via)

difficoltà
fino al VII+

4000 metri di dislivello positivo

4 giorni
7 cime
3 bivacchi

SANGRE Y CORAZÒN
LA GRANDE TRAVERSATA ALPINISTICA NELLA VALLE DEI SOGNI

Giorno 1 – IV Pala (2263 m)
Partenza da Col di Pra (843 m). Arrampicata della Parete Sud-Est “Via Mario Tomè–Bariza” (S. Santomaso–F. Conedera), 1998), dislivello 1280 m (540 m di zoccolo), difficoltà fino al VI, A1. Prima ripetizione. Attraversata in cresta verso il Monte San Lucano con pernottamento al Passo del Ciodo (2300 m).

Giorno 2 – III Pala (2355 m)
Calata lungo el Boral di San Lucano, per poi risalire sul versante opposto fino alle base della parete est della Terza Pala. Arrampicata della parete est “Via del Pilastro Bianco” (Vallata–Zeni–Zanon, 2018), dislivello 600 m, difficoltà VII-. Prima ripetizione. Dalla cima della Terza Pala seguendo l’itinerario delle Creste di Milarepa fino alla cima dello Spiz di Lagunaz (2331 m) e la Torre di Lagunaz (2296 m), concatenando le principali cime del gruppo della Terza Pala. Ritorno alla tenda al Passo del Ciodo.

Giorno 3 – II Pala (2340 m)
Discesa in calata per el Boral de la Besausega. Seconda Pala, parete sud-est “Via Sangre y Corazòn”, dislivello 850 m (300 di zoccolo), difficoltà fino al VII. Via nuova. Dalla cima della Seconda Pala fino al Bivacco Bedin.

Giorno 4 – I Pala (2221 m)
Discesa alla base della Cima Est de Ambrusogn. Salita della parete est “Via del diedro + Via Raffaella” (G. Del Din–G. Galiazzo, 1995), dislivello 400 m, difficoltà fino al VII+. Prima ripetizione. Ritorno al bivacco Bedin e discesa a Pradimezzo (873 m). Birra a volontà.

Sulle Pale di San Lucano a ritmo di Rock

Diego Toigo e Santi Padròs durante i 4 giorni della traversata nelle Pale di San Lucano hanno utilizzato per gli avvicinamenti le Rock DFS GTX, alternandole con le scarpette da arrampicata sulle vie più impegnative. 

Le Rock DFS GTX si sono dimostrate ideali per accompagnare  Diego e Santi lungo i complicati avvicinamenti nelle Pale di San Lucano e nelle lunghe discese verso valle, eccellenti anche in arrampicata nei tratti più facili delle vie e nelle uscite verso le cime.

Il sistema a doppia allacciatura Dual Fit System ha permesso a Santi e Diego di adeguare il comfort e la precisione della calzata durante le diverse fasi di utilizzo, la suola Vibram Approcciosa con mescola Megagrip si è rilevata eccellente su ogni superficie ed estremamente affidabile anche nel superare i tratti innevati.

"Sangre y Corazon" di Santi e Diego

Santi Padròs

Guida Alpina e di Canyoning, collabora come istruttore guida nelle scuole spagnole dove si formano le Guide Alpine, le Guide Accompagnatori e le Guide di Canyoning. Numerose spedizioni in Himalaya e in Sud America e centinaia di vie nelle Alpi in ogni stagione.

Diego Toigo

Istruttore nazionale di alpinismo del Club Alpino Italiano è presidente del Gruppo Rocciatori Feltre. Dal 2001 ho salito più di 300 vie in Dolomiti aprendo una decina di vie nuove tra cui “I tempi cambiano” sulla parete sud del Sass De Mura (Alpi Feltrine) premiata dal Silla Ghedina come la miglior via nuova in Dolomiti del 2017.

Le nostre calzature

Per gli avvicinamenti alle vie alpinistiche e nei rientri a valle le Rock DFS GTX sono le calzature ideali di Diego e Santi.
  • PrimAscesa

AKU presenta il docufilm PrimAscesa
La montagna creata dall’uomo

PrimAscesa è un film che racchiude tante anime, più o meno belle, ma forse nessuna di queste può essere definita fantastica. PrimAscesa infatti è un’opera di denuncia, una riflessione profonda e accorata, una parodia divertente e leggera. È un viaggio nell’inconscio collettivo, una poesia dedicata alle generazioni future, un’immagine distante ma nitida di ciò a cui andiamo incontro, è un frutto amaro. È soprattutto un insieme di persone, di attori e registi improvvisati ed eccellenze della produzione, professionisti di ogni genere e amici volenterosi.

Il plot del film è molto semplice. Due alpinisti alla ricerca dell’ultima cima inviolata da scalare e discendere con gli sci si accorgono che non è rimasto nulla al mondo da esplorare. Si avventurano così su una discarica, scoprendo passo dopo passo un mondo che è sempre stato precluso alla loro vista. Arrampicano dunque il monte più brutto e maleodorante, rivolgendo il loro sguardo curioso e quasi infantile alla montagna che nessuno vuole vedere, quella creata dall’Uomo stesso.

Il film anche per lo spettatore è faticoso. Il regista, Leonardo Panizza, ha voluto portare in sala un mondo che ci disgusta e che tendiamo a negare. Lo spettatore è così chiamato ad impegnarsi per non distogliere lo sguardo, deve metterci anche lui un po’ di impegno per arrivare in cima e comprendere che quel monte che sembra fatto di terra è in realtà il monte di immondizie che lui stesso contribuisce ad accrescere giorno dopo giorno. Non è facile accettare questa accusa, per fortuna Simon e Giovanni con la loro leggerezza e ironia ci trasportano per mano in questo incubo, uscendone sempre, chissà come, con il sorriso.

PrimAscesa ha partecipato a questa ultima edizione del Film Festival di Trento e ha vinto il Premio CinemAMoRE, assegnato alla miglior opera della sezione Orizzonti Vicini, dedicata ai film prodotti o girati in Trentino Alto Adige. Il film ora sarà distribuito in centinaia di festival nazionali ed internazionali e, parallelamente, attraverso proiezioni autoalimentate dal sistema di biciclette di Ciclocinema che permetteranno una proiezione ad impatto zero.
_____
www.primascesa.com

Premio CinemAMoRE / 69° Trento Film Festival
valutazione della giuria

Il film di Leonardo Panizza affronta temi attualissimi con un approccio originale e mai paternalistico, adatto a sensibilizzare anche le generazioni più giovani. I protagonisti, carismatici e divertenti, veicolano il messaggio in modo alternativo ed efficace e affrontano un’ascesa paradossale, quasi una performance artistica, mostrando però tecniche e procedure tipiche dell’alpinismo fino alla conquista della vetta.

I rifiuti in montagna sono inaccettabili, ma anche una
montagna di rifiuti lo è!

Con questa frase lapidaria si chiude il docufilm PrimAscesa che narra l’eccezionale salita di una delle ultime cime inviolate rimaste al mondo: una montagna di rifiuti, quella che ognuno di noi contribuisce ogni giorno a creare.
La riduzione dei consumi di materia prima e il riutilizzo di componenti in eccesso altrimenti destinate alla discarica, sono due principi al centro dell’interesse di AKU, da cui nascono progetti e iniziative che hanno come fine la testimonianza di un impegno responsabile dell’azienda nell’ambito della produzione a ridotto impatto e dei rapporti solidali con la comunità.
In questo senso si giustifica la presenza di AKU come partner del progetto nato su iniziativa di Leonardo Panizza, psicologo appassionato di alpinismo ed escursionismo in autonomia ad impatto zero, da sempre impegnato in tema ambientale.

"La riduzione dei consumi di materia prima e il riutilizzo di componenti in eccesso altrimenti destinate alla discarica, sono due principi al centro dell’interesse di AKU"

Le nostre calzature

Le calzature preferite da Leonardo, Simon e Giovanni
  • Sotto i ghiacciai islandesi

Un giorno della vita di Guony and Rowan

Il video “Under The Ice” è una vera storia di una giornata della nostra vita in Islanda come guide di Glacier and Volcano Expeditions.

Camminare sui ghiacciai del Parco Nazionale del Vatnajökull, per esplorare le grotte di ghiaccio è un privilegio che riconosciamo ogni volta che entriamo in questo magnifico ambiente. La fotografia delle grotte di ghiaccio è sempre stata una mia passione da quando ho camminato per la prima volta sotto un ghiacciaio molti anni fa. Io e la mia partner ci sentiamo estremamente fortunati ad aver trasformato questa passione in una attività che ci permette di guidare gruppi di visitatori alla scoperta degli ambienti glaciali islandesi.

Crediamo che sia fondamentale preservare i ghiacciai e gli ambienti naturali della Terra, a partire dal giusto atteggiamento verso azioni che siano ecocompatibili. Le politiche e gli impegni ambientali che Aku attua sono ammirevoli e quindi Glacier e Volcano Expeditions sono felici di sostenere i loro prodotti. Le calzature che Aku ci ha gentilmente fornito sono le migliori calzature da alpinismo oggi disponibili sul mercato, prodotti che resistono alla prova del tempo, anche in condizioni difficili, e prodotte con processi di produzione rispettosi dell’ambiente.

Guðný e Rowan

Sostenibilità ambientale. Non lasciare traccia.

Le nostre spedizioni sui ghiacciai e sui vulcani si svolgono con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale con il minore impatto possibile sull’atmosfera della Terra e sul fragile ambiente naturale di questa parte dell’Islanda meridionale.

Amiamo vivere e lavorare all’interno del Parco Nazionale del Vatnajökull e ci siamo impegnati a fornire le esperienze di escursioni su ghiacciai e vulcani nel modo più rispettose possibile per l’ambiente. Lo sosteniamo essendo un’operazione esclusivamente “alimentata dall’uomo”. Passeggiate, escursioni, arrampicate, kayak e sci alpinismo sono gli unici mezzi di trasporto con cui ci muoviamo all’interno del confine del Parco. Non utilizziamo alcuna attrezzatura motorizzata come motoslitte, super jeep o elicotteri all’interno del Parco. In questo modo le emissioni di gas serra non vengono prodotte entro i confini del Parco. Eliminiamo anche il rischio di fuoriuscite di petrolio, nessuna pianta viene mai schiacciata sotto i pneumatici, nessun uccello viene disturbato dai veicoli soprattutto durante la stagione delle nidificazioni e non si crea nessun fastidioso inquinamento acustico.

Inoltre, le spedizioni sui ghiacciai e sui vulcani si svolgono in modo da “non lasciare traccia”: senza modificare in alcun modo il paesaggio, senza installare attrezzature o strutture all’interno del Parco, a parte le nostre impronte nel fango e le piste da sci sulla neve.
Per compensare le nostre emissioni di gas serra che vengono create dal nostro veicolo a motore per gli spostamenti tra casa e il parcheggio pubblico del ghiacciaio, abbiamo implementato un programma di acquisto di crediti per la riforestazione presso la nostra proprietà.

Le nostre calzature

Le nostre calzature preferite per i ghiacciai islandesi.

 

 

Ice Memory / diario

11 giugno 2021
Grazie e arrivederci dalla terrazza più bella del mondo

Carissimi,
e così, con l’ultima cassa caricata sul camion frigo, termina la nostra campagna di perforazione sul Colle Gnifetti. 10 giorni di attività, due carote profonde fino alla roccia basale 81 m più in basso e altre tre superficiali, tra i 15 e 20 m. All’incirca 0.9 m3, oltre 700 kg di sezioni di ghiaccio, ora ordinatamente rinchiuse in 18 casse termiche. Prima di chiudere il portellone del camion già accesso e pronto a partire, le guardo e penso alla storia in esse contenuta. Storia del clima e dell’ambiente di queste montagne, di queste valli, delle pianure sottostanti, dell’intera Europa. Un archivio unico ed irripetibile. Più di 10.000 anni di luoghi, avvenimenti, uomini e genti. Alcuni campioni si fermeranno a Venezia, altri andranno a Villigen, in Svizzera, per analisi chimiche, biologiche ed isotopiche. La carota profonda di miglior qualità farà invece un viaggio ben più lungo, raggiungendo DomeC sul plateau antartico. Qui verrà conservata, sotto l’egida di una Fondazione Internazionale, in una caverna appositamente preparata, al sicuro dagli effetti dei cambiamenti climatici, quale dono per le generazioni future. Se i nostri splendidi ghiacciai entro il 2100 davvero, come previsto, spariranno quasi completamente dalle Alpi, così non sarà per la memoria in essi conservata! Tra le tante carote, quella del Colle Gnifetti sarà tra le prime ad essere trasferita, probabilmente già il prossimo anno. E, per la sua importanza, non poteva che essere così!

Adesso che la tensione finalmente viene meno e prima che la ripresa delle routine quotidiane vada a sfumare le emozioni, riportandomi al burbero orso montanaro qual dicono che io sia (?!), lascio scorrere i sentimenti e metto su carta tutti i ringraziamenti che, sinceri, mi vengono dal cuore.

Innanzi tutto alla Società Rifugi Monterosa. Credo ricorderò per sempre la prima telefonata con Giuliano. Quei dieci secondi di silenzio dopo il mio blaterare, quel suo “dammi qualche giorno ma credo di si, si può fare”, i suoi innumerevoli “lascia stare, tu dimmi solo di cosa hai bisogno cha facciamo”. Così è stato, sempre. Erica, splendida custode della Capanna Gnifetti, che con la sua precisione, professionalità e il suo sorriso ci ha accompagnato in tutta questa nostra avventura (anzi, da ben prima!). Claudio e Sunda, ancora (nostri) custodi, questa volta alla Capanna Margherita. Veri idoli, con la loro pizza più alta d’Europa portata ancora calda di forno alla tenda di carotaggio! Allo staff del Rifugio Pastore di cui purtroppo solo attraverso i racconti di tutti gli ospiti posso render merito per il calore e i meravigliosi manicaretti. A Susanna, presidentessa del CAI di Varallo, che ci ha accolto calorosamente nei suoi rifugi. Alla ditta Skyaviation, con Gianluca e tutti i piloti e tecnici aeronautici che hanno operato con noi: uno spettacolo e una sicurezza volarci assieme, anche al limite della visibilità, nella splendida cornice del Rosa! Ad Andrea e alle altre Guide di Alagna, custodi dei ghiacciai del Rosa e testimoni dei loro mutamenti, riferimenti costanti ed insostituibili prima e durante tutte le nostre attività. Alla Società Monterosa 2000, con Andrea e Claudio, per la collaborazione e l’accesso agli impianti a fune. Al Sindaco Roberto, da subito entusiasta sia nell’ascoltare i nostri racconti che nel fornirci supporto ed assistenza.

Una valle intera, quella di Valsesia, entusiasticamente a disposizione nostra e del progetto ICE MEMORY. Un qualcosa, per noi, di davvero inedito che ci scalda il cuore e ci responsabilizza, spronandoci a far sempre meglio e di più!

A Salvatore, meteorologo di ARPA Piemonte che, quotidianamente ci ha aggiornato sull’evoluzione meteo sia in valle che in quota. A Michele e Marco, amici dell’Università di Torino, per la disponibilità e l’accoglienza all’Istituto Mosso. A Riccardo: come videomaker già tanta roba, ma in realtà per noi molto di più, sia dal punto di vista professionale che umano. Alla nostra Guida Paolo, una vera sicurezza sul campo, un lavoratore generoso e indefesso quando serve, un giullare talvolta, un vero amico sempre.

A Carlo, nostro Direttore, mente ma soprattutto cuore di ICE MEMORY. A tutti i miei colleghi, ad iniziare da Andrea e Fabrizio, compagni insostituibili sia in ghiacciaio che nei momenti di svago. Ad Enrico, macchina da guerra della comunicazione. A Rachele, Federico, Marco e Angela, senza il cui contributo non sarebbe stato possibile organizzare la Monte Rosa field experience… e molto di più! A Valentina, Pamela ed Elisa, amministrative del nostro Istituto. Discussioni e scornate quotidiane, ma di quelle che ci si dà solo quando, in fondo, ci si vuole bene e ci si stima reciprocamente.

A tutti gli amici che hanno accetto l’invito a partecipare alla Monte Rosa field experience, sia a quelli presenti che a quelli che, a causa del continuo rimandare, non hanno più potuto esserci. Con alcuni è stata una bella rimpatriata, con altri una splendida prima volta. In ogni caso un bellissimo momento di unione tra tutta la comunità scientifica e non solo che su queste montagne opera quotidianamente con passione, competenza e dedizione. Quantomeno per noi, un seme che non potrà che portare frutto e un qualcosa di veramente bello, assolutamente da ripetere.

Ai giornalisti e ai media che ci hanno seguito, chi entusiasticamente sul campo, chi purtroppo per impegni pregressi solo da remoto. ICE MEMORY è, tra le altre cose, la scienza che esce dai laboratori e si avvicina alla gente. Noi ci abbiamo creduto e ci crediamo. E a quanto pare anche voi.

Ultimi, ma non certo per importanza, ai nostri sponsor AKU e KARPOS. Non solo fornitori di prodotti tecnici superlativi, ma soprattutto ditte fatte di persone eccezionali, entusiaste e generose nel supportare noi e il progetto ICE MEMORY. Senza di voi nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile. Grazie!

Spero di non aver dimenticato nessuno ma sicuramente sarà così. Perché siete stati davvero tantissimi. Grazie, grazie davvero a tutti voi. E con la foto di quest’ultima splendida alba che ieri il Rosa, dalla terrazza più bella del mondo, ci ha voluto regalare prima di volare via, un arrivederci a presto!

Jacopo

10 giugno 2021
Missione riuscita! Salva la ‘memoria’ climatica della terra

Esito positivo per il progetto internazionale Ice Memory sul Monte Rosa. Lavorando sul ghiacciaio Gorner per cinque giorni a 4.500 metri di quota, gli scienziati hanno prelevato due carote di ghiaccio superficiali e due carote profonde oltre 82 metri. Nel segmento più vicino alla roccia, il campione potrebbe contenere informazioni sul clima e l’ambiente fino a 10mila anni fa. Se le analisi lo confermeranno, significherebbe che in Antartide sarà conservato il ghiaccio più antico dell’arco alpino.

Il racconto della missione… https://www.unive.it/pag/14024

9 giugno 2021

Si ritorna a casa

Ieri i lavori di perforazione sono iniziati molto presto: sveglia alle 5.00 e inizio perforazione alle 6.30. Attorno mezzogiorno è stata raggiunta la roccia per il secondo nucleo di memoria di ghiaccio e successivamente è stato forato un nucleo superficiale che verrà analizzato al Paul Scherrer Institut. Con queste due ultime perforazioni si conclude la missione Ice Memory sul Monte Rosa. Gli scienziati in queste ore stanno smontando il campo e nel pomeriggio è previsto l’arrivo dell’elicottero per il carico dei materiali e il rientro a valle di tutto il personale. Nei prossimi giorni pubblicheremo un report dettagliato sull’esito della missione.

7 giugno 2021

Si continua a trivellare. Raggiunta la profondità di 82 metri.

Sul ghiacciaio del Monte Rosa le condizioni climatiche cambiano rapidamente e nel volgere di poche ore si passa dal sole cocente al freddo intenso delle buffere di neve. Gli scienziati continuano a trivellare. Ci vogliono 4 ore di lavoro, in parte anche muscolare, per ottenere un nucleo profondo 14 metri! 
Dopo tre giorni di duro lavoro è stata finalmente raggiunta la profondità finale di 82 metri. Tutti hanno potuto osservare le ultime sezioni del nucleo di ghiaccio che potrebbe essere quello di 10.000 anni fa. Quali segreti sono intrappolati in questo ghiaccio molto antico? Grazie a questa perforazione una futura generazione di scienziati avrà un prezioso archivio da studiare e rispondere a questa domanda. Questo rende tutti orgogliosi del lavoro che stanno compiendo.

4 giugno 2021

La spedizione riparte

Finalmente il bel tempo!
La spedizione italo-svizzero coinvolta nella campagna di perforazione del Colle Gnifetti ha raggiunto martedì 1 giugno il Rifugio Gnifetti (3650 m) dove il team ha trascorso due giorni di acclimatamento prima di raggiungere i 4500 m al Colle Gnifetti.

La squadra svizzera è guidata da Theo Jenk (capo spedizione) e comprende Margit Schwikowski e Francois Burgay. A loro si unirà la squadra italiana di Jacopo Gabrieli, Fabrizio De Blasi e Andrea Spolaor. La nostra guida alpina è Paolo Conz con Riccardo Selvatico come fotografo e videomaker ufficiale. Sabine Harbeke, regista teatrale e artista di Polarts.

La prima notte al Rifugio Gnifetti si era conclusa con un po’ di mal di testa! Un effetto collaterale comune quando si dorme in alta quota. In queste condizioni l’emoglobina nei globuli rossi fatica a fornire abbastanza ossigeno. La cosa migliore e più semplice da fare per evitare i peggiori effetti collaterali è bere molta acqua.

Ieri mattina, nonostante l’incognita delle condizioni meteo, il team dei ricercatori ha potuto volare in sicurezza fino al Colle Gnifetti mettendosi subito al lavoro. E’ stata allestita la tenda di perforazione, scavate le buche di neve in cui saranno riposte le cassette delle carote di ghiaccio una volta effettuati i carotaggi e testato il trapano.

I ricercatori hanno fatto sapere che tutto è filato liscio e sono riusciti a recuperare circa 10 metri di ghiaccio. E’ stata rilevata la presenza di diverse lenti di ghiaccio, indizio che a questa quota sono già in atto processi di scioglimento e rigelo. Si tratta di una prima osservazione inattesa e allo stesso tempo inquietante che rafforza l’importanza del progetto Ice Memory: il tempo stringe!

12 maggio 2021

Attività scientifiche ancora sospese

Purtroppo le condizioni di forte instabilità perdurano: una vasta saccatura di origine atlantica continua a convogliare correnti umide sulle Alpi Occidentali, determinando un diffuso maltempo con precipitazioni intense nell’area del Rosa (questa mattina lo spessore di neve fresca alla Capanna Gnifetti superava il metro).
Le previsioni di ARPA Piemonte indicano un momentaneo miglioramento del meteo per i prossimi giorni, subito seguito da una nuova fase instabile a partire da sabato con venti da Nord in intensificazione e nuvolosità irregolare e precipitazioni sparse sulle creste di confine.
“Non ci sono ancora le condizioni per iniziare la nostra campagna di perforazione” informano i ricercatori, “e non ci resta che rimanere in paziente attesa dell’arrivo dell’alta pressione sulle Alpi Occidentali”.
Questo prolungato ritardo nell’inizio delle operazioni ostacola e complica tutte le attività dei ricercatori e del personale di supporto e costringe il team di Ice Memory a rivedere i programmi giorno dopo giorno.
La data di inizio delle operazioni per ora è stata spostata a martedì 25 maggio.

05 maggio 2021

Conferenza stampa del team Ice Memory a Alagna Valsesia

In attesa di condizioni meteo favorevoli alla ripresa della missione, oggi nel Teatro di Alagna Valsesia si è tenuta una conferenza stampa, in cui il team italiano ha raccontato il progetto scientifico alla comunità locale. Il sindaco di Alagna Valsesia Roberto Veggi ha dato il benvenuto e confermato piena sintonia e supporto alla missione. Barbante Carlo Barbante, direttore del CNR Istituto di Scienze Polari e docente al Università Ca’ Foscari Venezia, ha presentato il progetto internazionale Ice Memory e gli sviluppi futuri. Un previsore meteo di Arpa Piemonte ha descritto la situazione meteo e le previsioni per i prossimi giorni. Jacopo Gabrieli (Cnr/Ca’ Foscari), ha spiegato come avviene una missione di carotaggio in alta quota e infine Fabrizio De Blasi (Cnr/Ca’ Foscari) ha approfondito lo stato dei ghiacciai alpini, le prospettive di ritiro causato dai cambiamenti climatici e la situazione del ghiacciaio Gorner del Monte Rosa. Tra gli interventi di supporto che sono seguiti, anche quelli del Cai di Varallo e delle Guide alpine di Alagna.
(ph: Studio Frozenlight)

04 maggio 2021

Il maltempo condiziona la missione del team Ice Memory a Colle Gnifetti

Le condizioni meteorologiche di questi giorni non hanno ancora permesso di dare avvio alle attività del progetto Ice Memory. Già da oggi sul Colle Gnifetti, secondo le previsioni elaborate appositamente da Arpa Piemonte, il tempo sarà molto variabile con nevicate intermittenti e forti venti da nord, mediamente attorno ai 50-60 km/h ma con raffiche anche oltre i 100 km/h. Con queste condizioni non solo è impensabile il trasferimento in elicottero dei ricercatori e delle attrezzature al Colle Gnifetti, ma diventerebbe anche difficoltoso garantire l’operatività e soprattutto la sicurezza del personale sul campo. Nonostante la professionalità e l’entusiasmo che muovono tutto il team dei ricercatori, la scelta di rinviare alla prima finestra utile, è inevitabile. Ad oggi, nemmeno le previsioni per la prossima settimana sembrano offrire sufficienti garanzie.

E’ confermata invece la conferenza stampa di mercoledì 5 maggio alle 11.30 al Teatro di Alagna e sarà l’occasione per illustrare il progetto Ice Memory e fare un nuovo punto sulla situazione. Chi desidera partecipare alla conferenza stampa si consiglia di dare un cenno di conferma all’addetto stampa: Enrico Costa (337 1050858).

Bentornato!

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